Come le differenze individuali influiscono sul benessere e malessere lavorativo

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Il tema che vogliamo affrontare oggi ci pone al centro di una attenta e profonda domanda, inerente le modalità in cui le differenze individuali abbiano una influenza sul benessere o malessere lavorativo e sul conseguente rendimento. Si tratta di una tematica ampliamente studiata, ma nello stesso tempo estremamente attuale e utile nel momento in cui si cerchi di migliorare la qualità di vita sul posto di lavoro.Ciò che l’azienda dovrebbe cercare di evitare, preparandosi nel modo corretto, riguarda una eventuale possibilità di burnout del lavoratore, intendendo con tale termine l’impossibilità dello stesso nel proseguire il proprio lavoro con la giusta concentrazione e lucidità.E’ altresì importante dire che una instabilità emotiva di alcune persone potrebbe considerarsi un elemento di vulnerabilità alla base dello sviluppo dei sentimenti di esaurimento emotivo tipici del burnout, e dall’ atro canto, la stabilità emotiva può agire come barriera, dando luogo a forme di resistenza che impediscono lo sviluppo del work engagement.
Anche altre caratteristiche della personalità sembrano però avere un proprio ruolo sul benessere del singolo. Kobasa, Ouellette & Di Placido, 2001, in Garrosa, Jaimez, Ling & Gonzàlez, 2008, hanno mostrato l’effetto benefico che la personalità definita come Hardy. Questa risulta caratterizzata dalla qualità di credere fortemente in sé stessi, in ciò che si fa (Maddy,1970, in Garrosa et al., 2008) , vedere anche nelle situazioni maggiormente stressanti delle conseguenze positive e avere la percezione di poter intervenire sul corso degli eventi e infine la tendenza a vedere nelle situazioni di cambiamento una possibilità di mettere in gioco sé stessi e le proprie capacità. Il malessere generato dall’esaurimento, così come lo stato di benessere caratteristico del work engagement, sembrano essere associati a caratteristiche della persona diametralmente opposte. Lo studio di Langelaan, Bakker, Van Doornen e Scaufeli (2006) mostra come il burnout risulti caratterizzato dall’instabilità emotiva, da bassi livelli di estroversione, al contrario un lavoratore con un alto livello di work engagement mostra un’alta estroversione e stabilità emotiva.
Le differenze individuali sono state indagate anche in termini di autostima, self efficacy e ottimismo, è emerso che il burnout risulti avere un effetto negativo su tutti questi fattori. Lo stato di esaurimento è collegato, con fattori disposizionali di inattività, come un locus of control esterno, ( cioè la tendenza ad attribuire le cause degli eventi alle situazioni esterne non riconducibili propriamente a se stessi) e strategie di coping di fronte allo stress di tipo passivo. Totalmente opposta risulta invece la tendenza del work engagmet che risulta riconducibile a fattori  che sottolineano la natura propositiva dei lavoratori (Scheufeli e Salanova, 2014). Ciò si manifesta in una forte disposizione verso l’obiettivo e in una buona capacità di gestione delle proprie abilità per raggiungere gli alti standard che questi lavoratori tendono ad auto imporsi. Da quanto esplicitato fino ad ora, appare evidente che le peculiarità proprie delle persone hanno un certo peso nel definire lo stato di benessere auspicabile per ogni lavoratore.Risulta evidente quindi, che nello stato di benessere del lavoratore entrino in gioco un vasto numero di variabili tra le quali le caratteristiche del lavoro che personali assumono un ruolo determinante in questo senso. Tutti questi fattori sono da tenere in considerazione se, come nel presente elaborato, ci si propone di indagare le condizioni che facilitano e sono di ostacolo al raggiungimento di tale stato.

(L. Porry Pastorel)

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