Perché cominciare una psicoterapia

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Molto frequentemente capita di domandarsi come facciano le persone ad affidarsi a uno sconosciuto per parlare dei loro problemi personali e se non sia molto più semplice confidarsi o sfogarsi con un amico, in modo sincero e soprattutto gratuito.
Nella realtà la psicoterapia è un grande investimento su noi stessi, consiste infatti in una sorta di viaggio interiore guidato, capace di farci vedere più alternative, più strade e differenti modi di affrontare una o più situazioni, che prima di allora noi non avevamo mai né pensato né immaginato.

Non si tratta di magia, ma di entrare in contatto con un professionista, uno specialista, in grado non solo di ascoltare tutto ciò che la persona riporta come principale problematica del momento, ma anche di contestualizzarlo all’interno della storia di vita della persona stessa, avendo così un quadro diagnostico ben preciso, che porterà all’idea del tipo di lavoro di cui la persona può beneficiare e del perché.
Ritengo infatti che la psicoterapia possa davvero essere paragonata a un viaggio, durante il quale gli scenari familiari cambiano, quello che era scontato e irremovibile inizia piano piano ad assumere un aspetto differente, rendendosi conto che da situazioni complesse, dolorose e difficili si può uscire e che un cambiamento è possibile a qualunque età lo si voglia realizzare.

Ovviamente però non si tratta di un viaggio con un unico viaggiatore, ma di una sorta di volo a quattro mani, nel quale pilota e copilota saranno sempre insieme come squadra nel percorrere la giusta rotta. Il terapeuta corrisponde al copilota, che non lascia mai i comandi, ma interviene e suggerisce là dove necessario, mente il paziente diviene egli stesso pilota, non a caso, della propria vita, ma in un modo nuovo e sempre più consapevole.
Proprio per questo il lavoro sarà di squadra, finalizzato al superamento delle fasi critiche, di quelle discese troppo ripide e della fasi di sofferenza o di vuoto interiore nelle quali si può cadere. L’importante però è sapere che in questo nuovo cammino, l’obiettivo per la persona, e per il terapeuta stesso, sarà quelòlo di permettere al paziente di raggiungere un livello tale di consapevolezza di sé e di benessere, che lo porteranno poi a continuare a camminare da solo, ma con molte conoscenze interiori in più.
Spesso paragono il setting terapeutico a una sorta di “bolla indipendente”, un luogo protetto, sicuro, lontano dalla realtà, ma che riproduce esso stesso piccoli pezzettini di realtà, aiutando la persona a viverli prima in modo sicuro, per poi poterli sperimentare all’esterno. E’ come se fosse uno spazio senza tempo, che invece tempo ne ha molto e che permette di viverlo. E’ così che si trasforma di un doppio viaggio: di andata in quanto meravigliosa scoperta e riscoperta di sé e poi di ritorno, una volta attraversate le fasi critiche e dolorose. Sono proprio le suddette fasi critiche che permettono non soltanto la loro comprensione, il confronto diretto, ma anche il superamento delle stesse, affinchè la persona possa ritrovare il suo reale essere nel mondo, con una maggiore consapevolezza di ciò che fino a quel momento ha fatto e di quali strade vuole intraprendere per sè.
Di certo la terapia tutto è tranne una semplice chiacchierata con thè e pasticcini. La stanza protetta sa anche essere il raccoglitore delle emozioni più profonde, buie, dolorose. Sa accogliere tutte le lacrime e i pensieri peggiori che la persona può aver fatto o si trova a fare su di sé. Ma allo stesso tempo, quello stesso luogo permette di vedere più luce e di dare vita alle speranze, comprendendo e sentendo in maniera profonda che non tutto in noi stessi non va e che a volte i primi giudici di noi stessi siamo proprio noi. E’ così che ci si rende conto di quanto troppe volte la nostra autostima sia venuta meno, il mondo esterno o le altre persone siano state considerate come superiori a noi e di quanto però ci sbagliavamo, perché è anche in noi stessi che si ritrova la meraviglia dell’essere così come siamo, aggiunta al coraggio di provare a cambiare sia le piccole cose che quelle dolorose.
Ritengo che la terapia non sia la strada utile per tutti, e che a volte altre possono essere delle forme di risoluzione di problemi, ma posso garantire che vi è un momento nel quale sentiamo che un percorso terapeutico sia la vera strada giusta, quella che ti da le chiavi adatte per aprire porte dentro di noi, osservando in modo protetto cosa c’è dentro.

(L. Porry Pastorel)

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